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cala del muerto
Cala del Muerto | Playa Mitjorn | Formentera | 4 Settembre 2003
 
Nonostante il tetro nome, Cala del Morto è forse l’angolo più rivitalizzante di tutta l’isola. Sorprendentemente molte persone passano da Formentera senza nemmeno scoprirne l’esistenza, e questo regala a questo piccolo paradiso un fascino eterno.

Durante l’inverno, la furia del mare rimodella queste rocce friabili, costruendo sempre nuove sculture e modellando le piccole grotte, unico riparo dal sole. Un casotto dei pescatori, se avessi dieci anni ci giocherei ai pirati. Dietro le rocce, il culone dell’isola, tutto da esplorare. Sempre se avessi dieci anni. Oggi i miei giochi sono il sole, l’acqua trasparente, una sigaretta in bocca, gomiti che fanno da schienale, e un home-theatre davanti a me. Altro che lcd: LSD puro, tutto reale, tutto mio, tutto di ognuna delle persone che arredano questo giardino zen. Mi potrei spogliare nudo se ne avessi voglia, ma lo sono già, sono nudo e felice come un delfino.

Sotto l’acqua il cielo continua senza soluzione di continuità, e i suoi uccelli sono piccoli pesci da seguire nuotacchiando pigri. Ok, non sono Maori Idol o Clown Fish, le rocce scure non sono la barriera corallina. Ma va bene così, è tutto così bello e piacevole che sono contento che non lo sia, che non sia il migliore del mondo, dell’universo, del jet set di ‘sta minchia, sono contento che sia semplicemente un posto meraviglioso, come ce n’è tanti nel mondo, e tantissimi a Formentera. Godo al pensiero che non tutti li trovano. Tutti intorno a me, godono uguale. Sigarette, canne, maschere da sub, qualche libro, pochi, pochissimi cellulari in vista, e quei pochi usati bene. Il baracchino, manco a dirlo qui non c’è. In compenso c’è un bar di guerre stellari intorno a me, gente di tutti i tipi e le forme, alti e bassi, hippy versus ex-yuppy, pochi italiani e il resto per niente, pelli abbronzate ma anche sottilette di mare appena sbarcate dai mari del Nord. E poi tette, piselli, culi, certi belli ma anche quelli brutti, sono culi in fondo, siamo qui per migliorare in fondo… E infatti miglioro a vista d’occhio, alle tre e mezzo mi sono trasformato in rettile anfibio. Alle 4 rientro nel mare al rallentatore, o meglio me ne sto stravaccato con la facciua verso riva, ed è la marea che pian piano mi riprende. Alle 5 e mezza, sono nel giurassico e nuoto sott’acqua, alla ricerca di vita non intelligente. Più tardi sono una medusa arenata sulla sabbia e così mi sciolgo, al sole, in pensieri monocellulari.

La Cala del Morto. Detta così perché se non ci vai, sei un morto vivente.